Farmaci anestetici e mezzi di contrasto sono categorie di farmaci molto differenti tra loro, accomunati dal fatto di suscitare particolare apprensione nei pazienti. Soltanto la maggiore conoscenza può aiutare a contenere le ansie e i timori nei confronti di sostanze farmacologiche tra le più utilizzate ogni giorno in tutto il mondo.
Anestetici locali
Appartengono tutti alla classe delle “Caine” (Lidocaina, Mepivacaina, Bupivacaina, ecc.) e vengono utilizzati da molti anni sia in creme e farmaci per uso locale (ad es. creme anti-emorroidarie, gocce auricolari, colliri, ecc.) sia iniettati in occasione di piccoli interventi a livello cutaneo e mucoso (asportazione formazioni cutanee varie, cure estetiche e odontoiatriche), ma anche per anestetizzare soltanto una parte del corpo attraverso le cosiddette anestesie “loco-regionali” e spinali. Dal punto di vista allergologico sono farmaci considerati molto sicuri. Le reazioni allergiche più comuni sono quelle da contatto ritardate (dermatiti eczematose) che si verificano soprattutto in caso di utilizzo cronico, mentre le reazioni allergiche immediate e generali (dall’orticaria, al gonfiore fino alla anafilassi) sono estremamente rare. Le reazioni avverse più frequenti, invece, con effetti collaterali di vario tipo, sono principalmente da correlare alla quantità di farmaco utilizzata e alla tecnica iniettiva, nonché a particolare suscettibilità del singolo individuo per alcuni effetti farmacologici, date le loro importanti azioni sul sistema nervoso. Nonostante questo, sono molto differenti dai vari farmaci necessari ad ottenere una anestesia generale.
Anestetici generali
Le reazioni di ipersensibilità allergica agli anestetici utilizzati in corso di anestesia generale e sedazione profonda sono rare, con frequenza variabile nelle varie casistiche e in Paesi diversi, ma potenzialmente anche molto gravi. Si calcola che in sala operatoria, per interventi chirurgici che richiedono una anestesia totale, vengano somministrati in media da 7 a 9 farmaci diversi, per cui in realtà spesso la responsabilità di una reazione allergica è da attribuire ad altri farmaci utilizzati in sequenza (ad esempio gli antibiotici e analgesici), oppure a disinfettanti e coloranti, piuttosto che ai veri anestetici (ipnoinducenti e miorilassanti). Anche la allergia al lattice di gomma rientra tra le cause di reazioni anafilattiche peri-operatorie (come vengono definite le reazioni che si verificano nel periodo pre-durante e post-intervento), oggi più raramente che in passato grazie alla conoscenza approfondita del problema e alla possibilità di prevenzione nei casi in cui il rischio specifico sia noto. Anche per i farmaci, quello del rischio individuale specifico rappresenta un punto cruciale per la prevenzione delle reazioni, ancora oggi non del tutto chiarito. Sicuramente il sesso femminile è più interessato, come per tutte le reazioni avverse a farmaci, ma anche chi ha precedenti di reazioni a farmaci è talvolta da considerare a rischio aumentato. È pertanto molto importante la raccolta della storia clinica nel corso della visita pre-operatoria da parte dell’anestesista, cui il paziente dovrebbe saper fornire informazioni più precise possibile e documentate sulle sue precedenti reazioni, dando così agli operatori la possibilità di scegliere alternative sicure. Un inquadramento allergologico specialistico sicuramente può essere molto utile allo stesso scopo.
Mezzi di contrasto (MdC)
Con questo termine si intendono varie sostanze utilizzate per aumentare la capacità diagnostica (cioè la visualizzazione di tessuti e organi) di alcune tecniche radiologiche. Questi i più comuni, per un numero calcolato in vari milioni di esami eseguiti ogni giorno in tutto il mondo:
- Mezzi di contrasto iodati: contengono iodio legato in una struttura chimica più o meno complessa. Utilizzati per esami comuni quali la Tomografia Assiale Computerizzata (TAC o TC), la coronarografia, la angiografia ed alcuni esami intraoperatori
- Mezzi di contrasto paramagnetici: derivati dal gadolinio. Sono molto differenti dai precedenti e sono utilizzati per la Risonanza Magnetica (RM)
Tutti questi prodotti, iniettati in genere per via endovenosa, possono provocare una serie di disturbi, in genere lievi e tollerabili, considerati “aspecifici” e molto variabili in base alla reattività individuale: sensazione di calore più o meno diffuso, formicolii, cefalea, prurito, nausea, ecc. Tali sintomi erano sicuramente più frequenti in passato, con l’utilizzo di MdC iodati ad alto peso molecolare, ormai abbandonati. Il che ha portato anche ad una netta riduzione delle reazioni allergiche, dovute a veri meccanismi di ipersensibilità immediata o ritardata (orticaria, edemi, disturbi respiratori, anafilassi, reazioni cutanee ritardate) che sono oggi molto rare. Ancora meno frequenti le reazioni allergiche ai MdC paramagnetici, che tuttavia esistono e possono essere molto gravi, ad esempio in caso di anafilassi con coinvolgimento cardiovascolare e respiratorio. Tali reazioni richiedono principalmente la prontezza nel riconoscimento da parte di chi assiste all’esame e un trattamento adeguato alla gravità. Anche in questo caso, il sesso femminile appare più spesso interessato, ma il fattore di rischio più riconosciuto è quello di precedenti reazioni scatenate dallo stesso tipo di MdC.
Non ci sono invece dati certi sulla maggiore frequenza delle reazioni nei soggetti con altri tipi di allergie, comprese quelle ai farmaci.
Cosa fare in caso di reazioni avverse
Le vere reazioni allergiche a queste categorie di farmaci sono molto meno frequenti rispetto ad altri farmaci che vengono invece considerati spesso “innocui” o almeno non pericolosi, ad esempio alcuni antibiotici e antidolorifici, ma che nella realtà sono i più frequenti responsabili di reazioni allergiche anche gravi.
Nel caso in cui i sintomi che si presentano in corso di anestesie locali o generali o durante esami contrastografici abbiano caratteristiche tipiche di reazioni allergiche, immediate o ritardate, è sempre opportuno:
- Chiedere ai medici e odontoiatri che hanno assistito alla reazione una documentazione riportante i sintomi, la gravità, la terapia eseguita al momento e soprattutto i nomi dei farmaci sospettati della reazione. In caso di intervento chirurgico richiedere copia della cartella clinica.
- Prendere nota personalmente dei disturbi avvertiti e dei tempi di comparsa, con eventuale documentazione fotografica nel caso di reazioni cutanee che si presentano nelle ore o giorni successivi (reazioni ritardate).
- Rivolgersi al proprio medico curante per valutare insieme la necessità di una visita specialistica allergologica presso un Centro di riferimento per allergia a farmaci, dove si deciderà se e quali test allergologici eseguire. Non sono disponibili esami del sangue che possano sostituire il parere dello specialista allergologo che si occupa di tali problematiche allergiche. Esistono invece test cutanei affidabili per alcune categorie di farmaci, tra cui gli anestetici e i Mdc
- Non aspettare anni per cercare di chiarire i particolari della reazione, specie se intraoperatoria, e i reali responsabili, per non trovarsi poi in difficoltà in occasione di futuri interventi chirurgici, o in caso di esami contrastografici.
La premedicazione farmacologica con antistaminici e cortisonici non deve essere considerata la soluzione al problema, data la sua inefficacia nel prevenire reazioni gravi. Infatti il suo utilizzo oggi non viene raccomandato per chi non ha mai avuto reazioni allergiche specifiche, ma soltanto in pazienti che hanno dei precedenti significativi.
Articolo a cura di Susanna Voltolini, specialista in Allergologia, Genova

