L’allergia ai pollini è ormai così diffusa che ognuno di noi ne conosce i sintomi, o perché ne soffre personalmente o perché ne è affetto un parente o un amico. Il naso chiuso, gli starnuti, il prurito nasale ed oculare che spesso si presentano in modo violento ed improvviso durante la stagione dei pollini hanno un pesantissimo impatto sulla qualità di vita, deteriorando la vita sociale ma anche lavorativa. Alcuni di questi pazienti, hanno, in aggiunta, tosse, difficoltà respiratoria, respiro sibilante che si presentano durante la crisi allergica e spesso la sera o durante l’attività fisica soprattutto all’aperto. In sostanza hanno i sintomi tipici dell’asma, che tuttavia si presentano soltanto durante la stagione dei pollini.
Asma e asma da polline: una distinzione sostanziale
L’asma è infatti una malattia cronica infiammatoria che può peggiorare in situazioni come le infezioni respiratorie, lo sforzo o l’esposizione agli allergeni, ma è comunque sempre presente. L’asma da pollini, al contrario, si manifesta soltanto in presenza del polline, o dei pollini, al quale il paziente è sensibilizzato. Questa distinzione tra asma e asma da pollini può sembrare artificiosa ma è in realtà sostanziale. Parte, infatti, dal concetto che si tratti di una forma specifica di asma, puramente allergico, che, pur essendo di osservazione comune, è stata poco considerata nelle linee guida e raccomandazioni internazionali. Il requisito fondamentale è la presenza di sintomi, alterazioni spirometriche e dei cosiddetti biomarker (FeNO, eosinofili nel sangue periferico) solo durante l’esposizione ai pollini e l’assenza di sintomi e di queste alterazioni nel restante periodo dell’anno.
Perché è così importante questa distinzione? Uno dei motivi principali è che l’asma da pollini, proprio perché presente in pochi mesi dell’anno e spesso considerata come un semplice sintomo associato alla rinocongiuntivite, è in realtà potenzialmente pericolosa. Molti degli attacchi di asma più gravi si manifestano durante la primavera, proprio perché spesso i sintomi sono modesti per gran parte del periodo e quindi la malattia non è riconosciuta e quindi non è trattata in modo appropriato. Un altro fattore di rischio è costituito dalla possibilità di trovarsi esposti a grandi quantità di pollini in modo imprevedibile.
Quali sono i pollini responsabili?
Fra i pollini che più spesso sono responsabili di sintomi asmatici, quelli delle graminacee, della parietaria e dell’olivo sono i più importanti in Italia. L’allergia ai pollini del cipresso è invece peculiare perché determina tosse secca ma raramente vera e propria asma. In definitiva, è molto importante che coloro che soffrono di rinocongiuntivite allergica segnalino al curante la comparsa di sintomi “sospetti” come tosse secca, respiro sibilante o difficoltà respiratoria poiché in questo caso sarà necessaria una nuova valutazione ed eventualmente un adeguamento della terapia.
Asma da polline: il ruolo dell’allergologo
Oltre alla terapia per i sintomi nasali, che ha un effetto in qualche modo “protettivo” nei confronti delle basse vie respiratorie, quando si sospetti un asma da pollini è consigliata una visita specialistica ed eventualmente approfondimenti diagnostici come la spirometria e il FeNO. Lo specialista allergologo sarà in grado di valutare poi la necessità di effettuare una terapia farmacologica per l’asma, al bisogno o continuativa, in base alla storia clinica, agli esami eseguiti ed al rischio di esposizione.
Gli studi a disposizione dimostrano infatti che la terapia inalatoria con cortisonici e broncodilatatori a lunga durata di azione ha un effetto protettivo sul rischio di attacco di asma anche in questo tipo specifico di asma. In questo contesto ha un ruolo determinante anche l’immunoterapia specifica, che oltre ad avere un ruolo protettivo per le riacutizzazioni di rinite e asma, ha un meccanismo d’azione che permette di portare l’allergia respiratoria verso una remissione.
Articolo a cura di Lorenzo Cecchi, Past President AAIITO

